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“Fahreneit 451” ma… gradi o metri?

"Fahreneit 451! ma... gradi o metri?

 

 

11/07/17 – Naturalmente non intendiamo parlare qui di roghi di libri, come lascerebbe pensare la citazione del capolavoro di Bradbury nel titolo, bensì della facilità con cui ancor oggi le infrastrutture della civiltà occidentale del terzo millennio si scoprono indifese nei confronti della catastrofe imprevista. È ciò che è accaduto in giugno alla torre Grenfell di Londra per cause ancora ignote e, a pochi di giorni di distanza, all’aperto, nel bosco di Pedrógão Grande, a 160 km da Lisbona.

 

Inferni senza cristalli

Due inferni con decine di vittime e conseguenti domande da parte del pubblico e della stampa alle istituzioni? Erano disastri prevedibili? È stato fatto tutto quanto possibile per evitarli in base alle tecniche di prevenzione delle catastrofi ad oggi note? E, se per la sciagura portoghese – verificatasi en plein air e per cause presumibilmente naturali (un fulmine che incendia il bosco, le auto coi passeggeri intrappolate sulla strada) – sembra al momento difficile puntare l’indice accusatore su inadeguatezze umane, per quanto riguarda quella londinese è stata aperta formalmente un’indagine penale per individuare le responsabilità (pur escludendone l’origine dolosa).

Infatti, il comitato dei residenti nel popolare grattacielo arso come un fiammifero la notte del 14 giugno accusa materiali scadenti nei rivestimenti esterni dell’edificio e nella ristrutturazione condotta dalla proprietà lo scorso anno, per motivi di bassa speculazione su un caseggiato popolare incastonato nel più lussuoso quartiere di Notting Hill.

 

Un problema di cultura innanzitutto

Per provare a capire meglio la drammatica materia, senza cadere in allarmismi giornalistici come all’opposto in una sottovalutazione di problemi reali, abbiamo pensato di chiedere il parere di Carlo Ortolani, da anni Professore Ordinario di Combustione e Sicurezza presso la Facoltà di Ingegneria Industriale del Politecnico di Milano, al Dipartimento di Energia.

 

“Purtroppo, una catastrofe è quasi sempre un problema di cultura, nel senso di mancata o insufficiente preparazione di ingegneri, tecnici, ecc”, ci spiega il Vice Presidente vicario di Cineas. “Proviamo a spiegarci partendo da un po’ di storia: nelle nostre metropoli i grattacieli ormai hanno una lunga storia alle spalle, i primi risalgono addirittura alla metà dell’800; ma allora erano edificati in calcestruzzo armato, si è passati alle strutture in acciaio solo in seguito perché – man mano che il costo delle superfici consigliava la costruzione di edifici dalle basi strette e sempre più alti – si rendeva necessario alleggerirne la struttura edilizia. Questi giganti dallo scheletro d’acciaio, hanno purtroppo una lunga storia anche nel campo degli eventi catastrofici e in particolare proprio degli incendi. Perché? Semplice: per l’effetto camino che la loro conformazione favorisce. Pensate: in ambito domestico, un camino necessita di una canna fumaria di una decina di metri al massimo per disperdere il fumo prodotto dal fuoco, ad alta temperatura, acceso alla sua base. In ambito industriale invece si rendono necessarie canne fumarie molto più alte, anche fino a cento metri. Perché la temperatura dei fumi alla base è obbligatoriamente (per la normativa vigente) più bassa. E il tiraggio, come noto o, meglio, come dovrebbe essere noto, dipende direttamente dalla temperatura alla base del camino e dall'altezza del camino. Quindi: temperatura più bassa, canna fumaria più alta. In un grattacielo purtroppo si ha sia temperatura alta sia canna fumaria alta. Ebbene, un grattacielo – in caso d’incendio – si comporta come un’enorme canna fumaria alta anche qualche centinaio di metri: prima ancora di qualsiasi rivestimento esterno di buona o cattiva qualità, sono gli stessi vani delle scale e le trombe degli ascensori che permettono alle fiamme di propagarsi verso l’alto rapidamente”.

 

Le difese disponibili

Quindi, chiediamo, un grattacielo è ipso facto una trappola mortale senza speranza? “No, se vengono adottate le opportune misure preventive che la tecnologia contemporanea mette a disposizione, che si chiamano ad esempio sistemi antincendio Sprinkler, dotati di sensori sensibili ad un anomalo aumento di temperatura che fanno immediatamente partire getti d’acqua a pioggia in grado di estinguere un principio d’incendio prima che diventi un rogo inarrestabile. Oppure compartimentazioni antincendio in piani aperti molto estesi, come si fa nei parcheggi dei traghetti: se uno spazio è divisibile in diversi compartimenti isolati da porte ignifughe, anche se divampano le fiamme queste rimangono circoscritte nel solo comparto in cui si sono sviluppate grazie alle paratie. O ancora varchi di passaggio dei cavi nelle pareti dei vani scale chiusi ermeticamente, vani scala a prova di fumo, agli ascensori antincendio adeguatamente protetti ed alimentati separatamente, alimentazione elettrica di emergenza separata dall'alimentazione di rete, adeguata alimentazione di acqua di spegnimento: ma li avrà avuti un grattacielo popolare già ultra quarantennale? Purtroppo, infatti, la Grenfell Tower di Londra era già un edificio vecchio, risalente al 1974: probabilmente non disponeva di sistemi di prevenzione e di sicurezza moderni, anche se è altresì improbabile scoprire quale sia stata la reale causa del suo incendio, giacché ormai quasi certamente sono andate in fumo anche le possibili prove da analizzare, ad esempio l’impianto elettrico dell’edificio, una delle possibili cause di rischio prima di qualunque elettrodomestico. Se c’è una responsabilità umana nel disastro, prima d’incolpare il malfunzionamento di un frigorifero (come qualcuno ha fatto), se mai l’indice va puntato sull’inadeguatezza delle dotazioni antincendio dell’edificio”.

 

La formazione prima della schiuma

Qualcuno ha anche affermato che forse in Gran Bretagna sono meno rigidi gli obblighi di ottenere l'equivalente del Certificato di Prevenzione Incendi dai Vigili del Fuoco, com’è indispensabile avere in Italia prima di poter procedere all’edificazione di uno stabile... “Ne dubito”, commenta deciso Ortolani: “queste norme esistono praticamente in tutti i Paesi europei ed extraeuropei e, anche se non conosco in dettaglio la legge britannica, non credo che il Regno Unito sia l’unico a non prevedere il CPI o una certificazione analoga, che prescrive quanti estintori devono essere piazzati dove, di che tipo e con quali sostanze estinguenti (acqua, sabbia, schiuma etc.). Il CPI, che viene rilasciato dal comando provinciale dei Vigili del Fuoco dopo l’esame del progetto e la verifica in loco sul cantiere a completamento dei lavori, se viene correttamente seguito, è infatti di per sé una efficace misura preventiva del rischio d’incendi.

 

Ed ecco che torniamo al problema culturale da cui siamo partiti: su migliaia di ingegneri che il solo Politecnico di Milano laurea, molto meno del 10% hanno seguito un corso istituzionale sulla combustione e i relativi rischi; mi spingerei addirittura a dire che probabilmente neppure i comandanti provinciali dei Vigili del Fuoco lo hanno alle spalle. E, se mancano solide basi culturali, non si può fare efficace prevenzione: magari non si prende in considerazione l’aggravamento del rischio implicito nella presenza di ossigeno come comburente, i rischi dello sviluppo di ossido di carbonio (responsabile della maggior parte delle vittime umane prima ancora delle fiamme) né del resto si sarà in grado di condurre accurate indagini dopo che il disastro s’è verificato”.

–Mario Gazzola

 

Approfondimenti:

> Londra, inferno alla Grenfell Tower. A fuoco il grattacielo di 24 piani - ANSA.it

 

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